Ritorno

5 Febbraio 2007 4 commenti


Il treno scivola sulle rotaie, cullandomi. Chiudo gli occhi e la lacrima mi scivola sulla guancia. Quando il treno si è mosso, sono rimasta appiccicata alla finestra, guardandoti, finché non sei scomparso dalla mia vista. I distacchi per me sono sempre dolorosi, lo sai. Come al contrario gioiosi sono gli incontri. Avrei voluto che questa vacanza durasse un giorno in più, anche se un giorno comunque sarebbe stato come una goccia nell?oceano.
I quattro giorni al lago, nonostante il freddo e un quasi raffreddore che è scomparso subito, grazie al tuo prenderti cura di me, sono stati come un sogno realizzato. Il sogno che hai realizzato tu. I due giorni a Roma, nonostante siano stati un po? caotici, sono stati una meraviglia. Volevo dirti grazie per tutti i sorrisi, per le risate, per il calore. Potevo avere freddo, ma dentro di me c?era caldo.
Scesa dal treno vado alla fermata del taxi e, una volta scesa dalla macchina, trascino la mia valigia fino all?entrata della casa. Già, casa. Ho fatto di tutto per rendere questo appartamento accogliente, perché mi sentissi bene qui tornando dal lavoro e perché tu ti sentissi bene quando vieni qua, per me è molto importante. In questa settimana abbiamo cambiato tre alberghi, ma non mi sono mai sentita a disagio. Girando la chiave nella serratura e aprendo la porta mi accorgo di una sensazione strana. La casa è vuota, silenziosa. Sono mancata tre settimane, ma tutto è rimasto uguale. Nell?ipod suona la canzone che una volta mi hai dedicato ? ?Mi ami davvero? di Luca Carboni. Mi commuovo sempre quando la ascolto… E mi accorgo che ho solo un pensiero, solo un desiderio: che tu entrassi in questa casa con me in questo momento. Che posassi anche tu la tua valigia, togliendo le cose da lavare e mettendo a posto quelle pulite. Che venissi giù a fare un caffé e accendere la televisione.
Mangi un mandarino e mi chiedi poi di riempire la vasca, perché dopo il viaggio sei stanco, e lo vedo dai tuoi occhi. Così vado su e faccio scorrere l?acqua, aggiungendo il bagnoschiuma con il profumo di pesca e albicocca. Giochi con l?husky peluche, facendo finta di buttarlo fuori dalla finestra, e io me la prendo per scherzo, sapendo che lo fai per lo spirito di prendermi in giro. Ci immergiamo nell?acqua calda con tanta schiuma, e finalmente riusciamo a rilassarci. Dopo il bagno ti vedo più rilassato, ma mi accorgo che non vedi l?ora di metterti sotto le coperte, già, siamo stati in viaggio tutto il giorno… chiudi le imposte e la finestra, spengo la luce e ti abbraccio, nel buio, sentendo il tuo calore. Sento il tuo respiro farsi più lento, più profondo, capisco che ti sei già addormentato. Lentamente mi addormento anch?io, sorridendo. Perché ho capito che la mia casa è dove sei tu…

Gocce di gioia

28 Dicembre 2006 1 commento


Non so come ringraziarti. Mi hai regalato una favola che nemmeno nei miei sogni più intimi mi azzardavo ad immaginare. Uno ad uno, hai realizzato i sogni che già da un po? di tempo vivevano nella mia anima, e mi hai reso felice al punto di far scivolare delle lacrime dai miei occhi.
Abbiamo decorato l?albero ? piccolino, visto che in casa c?è poco spazio, ma l?abbiamo fatto veramente delizioso? Luci colorate, arance secche, palline che ho decorato a mano, figurine di cioccolato, la palla puzzle che mi hai regalato, la figurina di porcellana dalla nostra amica in comune e la pallina con i Baci. Sotto l?albero ho messo i regali, il tuo per ultimo ? non volevo che indovinassi quello che c?è dentro la scatola, come tu hai nascosto i miei per non farli indovinare a me.
Volevo rendere questo Natale speciale per noi, per tanti motivi, ma soprattutto perché per me era molto importante trascorrerlo con te. Ho fatto dei preparativi – il tavolo della cucina, ho fatto il menu e anche se ho rischiato di bruciare il sugo (che tu hai salvato) e il giorno dopo ? il tacchino, non poteva andare meglio.
I tuoi sguardi rivolti solo a me, i tuoi apprezzamenti, i tuoi gesti, le parole, i silenzi, sono rimasti impressi nella mia mente come delle fotografie, che, chiudendo gli occhi, posso guardare ogni istante. E sto aspettando il Capodanno?

Mattina

24 Novembre 2006 6 commenti


Mi sveglio presto. Fa ancora buio, il sole si sveglia dopo di me. Vorrei dormire ancora un po? ma so che devo fare tante cose e quindi metto giù dal letto prima un piede, poi l?altro e mi alzo. Stropicciandomi gli occhi vado a farmi la doccia e mi lavo i capeli ? come tutte le mattine- perché solo quando mi lavo i capelli riesco veramente a svegliarmi. Mi vesto, preparo il caffelatte e faccio colazione, inzuppando i frollini con gocce di cioccolato nella bevanda calda. Mi preparo ed esco. Prendo la bici, esco dal cancello e mi immergo nel caos insonnolito della città. Ogni città, anche la più piccola, ha il suo caos. Ovviamente il casino nelle strade della cittadina dove abito ora non è paragonabile alla mattina a Mosca, ma è proporzionato alle dimensioni del luogo. Attraverso la strada, vado dritto. Proseguo per la via centrale, guardandomi intorno. I negozianti alzano le saracinesche dei loro negozi, si diffonde il profumo del caffè dai bar, gli anziani comprano i giornali. Mi piace fare questi giri in bici in centro presto la mattina, sembra tutto un altro mondo. Il sole splende attraverso i buchi delle nuvole grigie, qua e là si vede anche il cielo azzurro. Arrivo nella piazzetta e scendo dalla bicicletta. La metto legata al portabici e mi avvio per un vicolo al mercato. È un mercato coperto dove si vende di tutto ? frutta, verdura, fiori, pesce, carne, pane, salumi. Con la mia lista della spesa in mano mi avvio verso i banconi che già conosco. Prima tappa: pomodori e radicchio di Treviso. Seconda tappa: cachi e mandarini. Terza e ultima: patate, carote, insalata. Nel frattempo c?è sempre più gente, sono stata fortunata a non aver beccato la fila da nessuna parte! Carica di buste esco e torno in piazzetta. Vedo due amiche salutarsi al bar ? un abbraccio, un ?avevo una voglia di vederti!? , ?siediti che ordiniamo?. Carico il cestino della bicicletta e vado avanti. Compro anche il pane e torno a casa. Nel frattempo il centro della città si è svegliato completamente, si crea sempre più confusione nelle vie, ma quando sei con la bici non è un problema. Le ruote scivolano sul tappeto delle foglie gialle cadute, mi fermo al semaforo e poi riparto, guardo avanti. Scaricata la roba a casa vado in ufficio. È bello cominciare la mattina così, anche il tempo è bello, il sole splende fuori e dentro di me ? stasera arrivi tu.

Una sera

18 Settembre 2006 2 commenti

Chiuse il libro e si alzò dal tavolino. Si mise il piumino, lasciò i soldi sotto il piattino, infilò nella borsa il libro, le sigarette e l?accendino. Fuori faceva già buio e nevicava. Uscì dalla porta del bar con il campanello che con il suo tintinnio annunciò la sua uscita.
La prima boccata d?aria fredda la fece rabbrividire, ma si abituò presto alla temperatura. Le strade erano tutte illuminate, i fiocchi di neve brillavano sotto la luce delle lanterne e dappertutto si sentiva lo scricchiolio dei passi frettolosi sui marciapiedi ricoperti di neve. Si fermò un attimo, decidendo da che parte dirigersi. Pensò di andare verso i quartieri vecchi, là dove ci sono le stradine piccole con tante botteghe e bar, così se dovesse avere freddo si poteva infilare in uno di essi per scaldarsi con una tazza di thé.
Guardava i visi delle persone che le passavano accanto. Qualcuno aveva un?espressione preoccupata; qualcuno parlava al telefono e dall?intonazione si sentiva che era un po? arrabbiato; qualcuno invece aveva se non un sorriso, ma un?espressione felice, di una persona che fosse rimasta contenta della giornata trascorsa ma che si aspettasse altre cose piacevoli nella serata.
Si guardava intorno, studiava le persone, gli edifici, le piccole particolarità. Due bambini stavano giocando per strada con delle palline di neve, prendendone delle manciate dai cofani delle macchine parcheggiate e ridendo. Ma la cosa che la divertiva di più era osservare le coppie e cercare di capire cosa c?era dietro i loro sguardi, come si tenevano per mano o camminavano, quasi corevano, abbracciati. Si chiedeva se erano insieme da tanto, se si erano già baciati o avevano fatto l?amore o se era solo una ?toccata e fuga?, un romanzo leggero.
Le piaceva fare quelle camminate, riusciva a scoprire sempre qualcosa di nuovo sui luoghi dove, andando al lavoro o per diversi impegni, passava in fretta senza accorgersene di niente. Vide una vetrina tutta colorata e decorata da diversi oggetti etnici ? statuette in legno africane, teli ed erbe secche nei vasi. Entrò nel negozio che la accolse con il caldo profumo di vaniglia, fiori e spezie. Erano le candele, grandi, piccole, quadrate, tonde, ovali, basse, alte, di tutti i colori. Cominciò a guardarle tutte, sentirne il profumo, riusciva a percepire il calore che avrebbero dato una volta accese. Decise di prenderne un paio, nonostante ne avesse già abbastanza in casa. Prese una grossa candela ovale a strisce grigio-bianche, che aveva un profumo meraviglioso di cannella e vaniglia e una a forma di cono color arancione scuro che profumava di arancio. Andò alla cassa con queste due candele, pagò e usci fuori. Aveva smesso di nevicare, e c?era molta più gente per strada. Andò verso casa, fermandosi ogni tanto davanti alle vetrine illuminate, quardando le ultime tendenze della moda e pensando a cosa mettersi l?indomani. Perché l?indomani sarebbe stata una giornata speciale.
Arrivò a casa, girò la chiave nella serratura ed entrò. Appena entrata la colpì il profumo di cioccolata calda, ma non si ricordava di averla fatta. Si tolse il piumino, la sciarpa e gli stivali e posò la borsa sul divanetto. La porta della cucina era chiusa; girò la maniglia e apri la porta. Sul tavolo c?erano due tazze di cioccolata calda e due fette di millefoglie. Le sembrò di capire. Prese una tazza con la cioccolata, fece un sorso e nel frattempo senti un rumore che provveniva dalla camera da letto. Salì per le scale, spinse la porta della camera e rimase lì, appoggiandosi con una mano allo stipite perché, nonostante avesse già capito tutto (quasi), la sorpresa fu davvero riuscita.
Lui stava seduto sul letto, tenendo in mano un libro. ?Mi stavo già mettendo a leggere, visto che non arrivavi più…? ha detto, sorridendo. Si alzò e si avvicinò a lei, togliendole la tazza dalla mano e la posò sul comodino. Lei non riusciva ancora a pronunciare una parola. Alla fine ha detto, ?Ma come hai fatto ad entrare?? ?Semplice ? visto che oggi sei uscita prima dall?ufficio, me ne sono approfittato per passarci e convincere la tua collega di darmi il doppione della chiave che so che tenete lì.? ?Non ti sfugge niente!? ha riso lei, ancora incredula.
Lo abbracciò stretto, alzandosi in punta di piedi. Il cuore le batteva forte, e anche a lui. Per lei non c?era l?emozione paragonabile a quella di sentire il calore della sua pelle, delle sue mani, di sentirsi protetta da quelle braccia forti.
… Aveva ricominciato a nevicare. I fiocchi cadevano giù, grossi e pesanti, ricoprendo i tetti delle case, gli alberi e le strade. La fiamma della grossa candela profumata di cannella e vaniglia brillava nel buio della stanza, illuminando due figure ? di lui e di lei…

Un paio di parole sulla burocrazia italiana

7 Settembre 2006 4 commenti


Uffa. Per quelli come me, che ad ogni costo vogliono essere “in regola”, ci sono sempre ostacoli. A parte le mie avventure con il contratto di soggiorno, per avere il quale i miei capi si son fatti in quattro e sono arrivati fino a Roma dove si trova il “cervello” di tutto il Sistema, perché il computer non riconosceva il mio cognome (vabbé, è lungo e difficile, e ora?), in questura le mie pratiche sono state accettate e anche se alla Scientifica quando sono arrivata per fare le impronte dattiloscopiche il computer è andato in tilt sono riuscita a concludere questa prima tappa.
Ma il bello, a quanto pare, deve ancora arrivare: la richiesta della residenza, della carta d’identità e del conto corrente bancario. Stamattina mi sono presentata all’Anagrafe dove mi hanno comunicato che la ricevuta del permesso di soggiorno (che viene rilasciata appena ti presenti in questura in attesa del permesso di soggiorno vero e proprio che ti può arrivare anche fra qualche mese visti i tempi con cui svolgono tutte le pratiche) non è valida per la residenza. Apriti cielo! E se in questura mi hanno detto che era valido per qualsiasi cosa?
La burocrazia di ogni paese è fatta, secondo me, in modo da impedire ai cittadini (ed emigrati) di fare tutto come si deve, anche perché chi sceglie di non aver a che fare con gli enti alla fine ha meno problemi.
D’altronde, non mi resta altro che mettermi una mano sul cuore e continuare a rompere le scatole a tutti per avere quel pezzo di carta per rompere sto cerchio vizioso…

Momenti

20 Marzo 2006 13 commenti


Quanto può realmente mancare una persona? È giusto cercare di colmare la mancanza di questa persona con altre cose?
Quando dico che mi manchi, non intendo solo che mi manchi fisicamente… mi manca la tua presenza… mi mancano gli sguardi, le parole, la tua voce, i racconti, i dialoghi, gli scherzi, le risate… mi manca sentirmi osservata e seguita dal tuo sguardo. Mi manca poterti parlare in qualsiasi momento della giornata delle cose serie e non, chiedere il tuo aiuto… fare il crociverbi con te che mi spieghi le parole che magari non conosco… Tutto questo, e molto altro ancora, è la mancanza… la mancanza di te. All?improvviso lo spazio in cui abito mi sembra fin troppo grande per me, abituato anche in poco tempo a contenere due persone, a 2 salviettoni appesi nel bagno, a due piatti di pasta sul tavolo e a due tazzine di caffè la mattina.
Non cerco di colmare questa mancanza con altre cose e con altre faccende. Perché anche se lo facessi, sarei distratta, col pensiero rivolto a te, ed è giusto che sia così. Preferisco chiudere gli occhi e immaginarti accanto a me. Sento la tua voce, sento che mi stai vicino, anche se al telefono. Ogni volta dobbiamo aspettare per rivederci, ma ciò non mi spaventa. Perché so che questi momenti, che noi attendiamo, ci arricchiscono di emozione, di sorrisi e di luce. Vorrei solo che diventassero più lunghi!

Sorrido.

16 Gennaio 2006 16 commenti


Tic, tic, tic. I tacchi sul marciapiede. I miei piedi infreddoliti. Tiro fuori le chiavi dalla borsetta, apro la porta, entro, premo il bottone dell?ascensore. Senza fretta scende, apre le sue porte ed io entro il quel cubo dipinto di rosso, mi guardo nello specchio. Negli occhi si vedono ancora le scintille, i riflessi dei tuoi sorrisi. Arrivo al mio piano, mi avvicino alla porta. Per un attimo mi sembra di averti qua dietro di me, curioso di vedere questo mio appartamento, come vivo ora. Quattro volte giro la chiave nella serratura, apro ed entro. Subito si sente il profumo di marsiglia mescolato con il fumo della sigaretta che hai fumato qui un?ora fa. Solo un?ora fa… Ora sei sul treno che ti porta verso Roma Termini.

… sabato mattina mi sveglio prestissimo… Non ho praticamente dormito la notte prima, per l?emozione che mi travolgeva. Quando suona la sveglia e si accende la radio mi alzo dal letto di scatto, mi infilo un jeans e un dolcevita nero, corro in bagno per lavarmi e pettinarmi. Per colazione uno yogurt, e poi giù per le scale a prendere la bici e andare in centro al mercato. Il sole splende alto, il vento gioca con i miei capelli biondi e con le piume sulla sciarpa arancione. Arrivo in centro, lascio la bici e vado al mercato. In piazza stanno montando il palco, ci deve essere una festa per il passaggio della fiamma olimpica… Al mercato prendo delle arance, dei mandarini e del pane. So che ti piace il pane, e scelgo con cura un panino francese e uno integrale. Mi danno ?in omaggio? anche due gnocchi fritti che sono specialità di Emilia. Fa ancora presto e faccio in tempo a fare colazione al bar e poi un giretto per i negozi, e così ti prendo anche un regalino: al negozio degli articoli sportivi vendono delle magliette, tre al prezzo di una… Un regalo un po? fuori stagione, ma ti deve piacere, ha dei colori bellissimi ? bianco, nero e rosso. Mi accorgo che sono quasi le undici, il tuo treno arriva alle 12.51… quindi corro a riprendere la bici e mi avvio verso casa. Mentre sto per uscire dal centro vedo l?atleta con la fiaccola Olimpica in mano… A metà strada faccio una manovra che mi riesce male, cado dalla bici, non mi succede niente ma alla bici va giù la catena e non so cosa fare. Per fortuna si ferma un signore con la famiglia, mi mette a posto la catena, lo ringrazio e continuo il mio percorso. Arrivata a casa mi faccio la doccia, mi metto una gonna che sono sicura ti deve piacere (la stringo con una cintura, sono dimagrita parecchio e mi sta per cadere…), un maglione a strisce e gli stivali, quelli altissimi. Esco. L?autobus, il mio complice, arriva in tempo e mi porta alla stazione. Il tuo treno ha il ritardo di un quarto d?ora, e appena appare il numero del binario vado là. Il treno si ferma e tanta gente comincia a scendere con gli zaini carichi, valigie e borsoni, ho paura di non trovarti tra tutta questa folla. Ma poi ti vedo, vedo il tuo volto, i tuoi occhiali scuri, con lo zaino dietro le spalle e una piccola valigia a rotelle. Corro verso di te e mi ritrovo fra le tue braccia, sento il calore del tuo viso con la mia guancia, non riesco a staccarmi da te, eppure dobbiamo andare verso l?uscita dalla stazione…

Mi siedo sul divano del salotto, chiudo gli occhi e sento te qua vicino a me, vedo i tuoi occhi sorridenti e rilassati. Ad accompagnarmi è la canzone dal CD che mi hai regalato, I belong to you di Eros e Anastacia… Ma la canzone che vorrei dedicare a te è questa:

Scorrono morbide curve di una strada da percorrere
Vanno via ruvidi giorni di un novembre senza nuvole
La rugiada è un velo di pellicole che avvolge luci e prospettive surreali
E penso a te
Solo tu
Puoi sentire puoi comprendere
Nei silenzi dentro le parole che non ti ho mai detto è chiaro
Quanto t?amo e non saprei immaginare la mia vita senza te
Troverei energie
Le mie ultime risorse le userei
Per tornare ogni volta da te o raggiungerti dall?altra parte del mondo
Tra i vapori e nebbie di fuliggine
Tra milioni di persone e oceani blu china
Io sarò là dove sei tu che sai leggere nei miei pensieri
E non ho più misteri
Nei silenzi in un?emozione rotta da un respiro
È chiaro quanto t?amo e non saprei
Immaginare la mia vita senza te
T?amo e non saprei immaginare la mia vita senza te

RAF

Il primo giorno…

9 Gennaio 2006 2 commenti

Oggi è il mio primo giorno di lavoro. Il primo giorno di lavoro effettivo in ufficio. Ora sono una manager di un’agenzia di viaggi, e devo imparare un sacco di cose ancora.
Sono a Modena, una cittadina piccola che mi ha subito affascinata. Sono arrivata qui mercoledì 4 gennaio, e i miei nuovi colleghi mi hanno subito fatta venire da loro al ristorante (direttamente dall’aeroporto di Bologna) e mi fatto mangiare delle cose tipiche emiliane: affettati, gnocco fritto, tortellini in brodo e mi hanno fatto bere come minimo due calici di Lambrusco (che fra l’altro è uno dei pochi vini che bevo).
In ufficio siamo pochi (siamo in tre), l’atmosfera è molto piacevole. A dir la verità, non ho ancora realizzato che finalmente sono riuscita a far andare in porto il mio sogno, quello di venire a lavorare in Italia.
La mia collega Simona mi ha aiutato già parecchio – mi ha portato in giro in macchina a prendere delle cose che mi servono per l’appartamento e poi mi ha aiutato a comprarmi anche una bici. Così ora sono motorizzata!
Domenica che tutto era chiuso e il tempo non era un granché mi sono annoiata un po’, ma ho anche riposato e così oggi sono carica.
Il sole splende, fa bellissimo tempo e sto cominciando una nuova pagina che spero sarà riempita dalle scritte belle.

Benvenuta… un caxxo!

29 Dicembre 2005 9 commenti

Compagnia della bandiera. Il trasportatore nazionale. Alitalia. Mi hanno dato un benvenuto che mai mi scorderò.
Ieri sono partita da Mosca per Catania. Ma siccome non ci sono voli diretti, ho dovuto fare lo scalo a Malpensa. La prima cosa che viene in mente ad una persona che viaggia con lo scalo è : “E i miei bagagli?” Ecco. Questi … hanno lasciato la mia valigia a Malpensa. Così ieri, sul nastro trasportatore dell’aeroporto di Catania, non l’ho ritrovata. La mia bellissima valigia arancione, con dentro tutti i miei vestiti, gli stivali che mi sono messa solo una (!!!) volta, e i regali per Antares. Bello eh? Ovviamente ho fatto la denuncia, e mi hanno assicurata che la valigia si sarebbe ritrovata oggi. E’ dalla mattina che chiamo in continuazione e mi dicono che “non ci sono ancora notizie”. Ma sti cavoli, come fai a non rintracciare una valigia, con tutti gli aggeggi elettronici dei quali si vantano ormai quasi tutti gli aeroporti? Se tu (leggi “compagnia aerea”) fai i voli transfer, qundi con le coincidenze, perché allora non puoi assicurare il passaggio dei bagagli senza problemi? Così con 15 gradi di temperatura fuori mi sono ritrovata qua coi vestiti con i quali sono partita da Mosca dove c’era una bufera di neve e faceva -10 gradi centigradi. Una maglietta, un maglione e un piumino! Qua sta piovendo e io per uscire in supermercato a comprarmi almeno uno shampoo (visto che non ho niente a parte le cose che avevo in bagaglio a mano, leggi trucchi, spazzolino per i denti, deodorante e crema per il viso) sono morta di caldo con il mio piumone! La notte sono morta di freddo perché giustamente il mio pigiama è nella valigia. Il phon è nella valigia. Le spazzole per i capelli (tranne quella da viaggio che mi porto sempre) sono in valigia. L’ombrello. TUTTO!!! Tutta la roba che mi sono portata per tre mesi! Il bello è che sto qua in Sicilia fino al 4 di gennaio e poi mi sposto al nord.
La signorina del call center, quando ho chiamato l’ultima volta, mi ha detto : “Guardi signora è inutile che chiami oggi. Vedo che ha già chiamato tante volte in giornata, capisco la sua preoccupazione, ma non posso darle ancora notizie, non l’abbiamo ancora rintracciata la valigia”. “Ok, ma la state cercando almeno? Si può sollecitare le ricerche?” “Lo stiamo già facendo” mi ha detto lei con il tono tipo “Aggancia perché sennò te spacco in due”.
Bello il benvenuto che mi ha dato Alitalia.

Roman Holidays

9 Dicembre 2005 4 commenti


La neve viene giù a fiocchi dal cielo che ha un colore un po? arancio da tutta l?illuminazione che s?accende non appena scende il buio. Grandi, pesanti, goffi, questi fiocchi mi cadono sul naso, e fanno il mio cane sembrare un pupazzo di neve. Sento un leggero fruscio del mio giubbotto imbottito, lo scricchiolio della neve fresca sotto gli stivali. È il tempo che ti fa riflettere, che ti fa ricordare i momenti più belli, più dolci della tua vita, ti fa venire sul viso un sorriso e nell?anima – la serenità.
Così con una tazza di tisana di menta fresca mi metto a ricordare tre giorni di un autunno, i tre giorni di un?emozione intensa e forte, che mi fa battere il cuore ogni volta che sento nominare questa città, che riconosco qualche foto, che prendo nelle mani la mia tazza dei Baci Perugina che mi hai comprato, o ricordo le stanze della tua casa. Ci sono ancora mille cose che sono associate a quei tre giorni, sono come dei fili sottili che mi ci legano. Nella memoria ho centinaia di flashback, fotografie che ha fatto la mia mente, a parte le numerosissime foto fatte con la mia Canon…
…Il mio arrivo in aeroporto, la colazione al bar fatta di un cappuccino e cornetto (ero partita praticamente all?alba, quindi avevo un bel po? di fame), tu che mi vieni a prendere, noi due in macchina con tutti i vetri aperti, con il vento che gioca con i miei capelli e la mia mano che gioca con i tuoi… la spesa, l?appartamento. La Micia e il micio. Il pranzo fatto da te.
Quando cominci a farmi da guida per la tua città, mi sento una giapponese ? ogni passo una foto. Sì, ne voglio fare tante… quindi Circo Massimo, Colosseo, Fori, Capo di Stato, Piazza Venezia, Fontana di Trevi… La sera, un po? per la stanchezza, un po? perché tutto quello che ho visto mi ha fatto veramente effetto, mi addormento in macchina, e quando parcheggi non sai che fare ? se svegliarmi o cercare di portarmi a casa così, addormentata come una bambina… Mi sveglio dal silenzio perché è stato il ronzio del motore a cullarmi e, appoggiatami a te, esco dalla macchina…
Il giorno seguente ? Piazza di Spagna, Villa dei Medici, Vaticano, Castel Sant?Angelo… la sera la cena e poi… poi mi fai vedere la città di notte. Usciamo da un vicolo e mi fai vedere la Piazza Navona, lunga, illuminata, con le compagnie dei ragazzi qua e là. Poi mi compri un gelato e mi fotografi mentre lo mangio, lo so ? ero comica, specialmente quando ho visto quanto grande era quel cono…
Mi riempie una sensazione di tranquilità, di serenità e non riesco a smettere di sorridere. In macchina mi chiedi che c?è, ma sono semplicemente felice… Arrivati, non accendiamo la luce nel corridoio, solo chiudiamo dietro di noi la porta della casa immersa nel buio profondo…
… Arriva il terzo giorno, la sera devo partire. Riesci a farmi vedere la Bocca della Verità, il Campidoglio. Rivedo i Fori Imperiali. Piovicchia ogni tanto, c?è tanto traffico. Passiamo per la tua pasticceria e prendiamo due crostate per me da portare ai ragazzi, miei colleghi, e mi prendi anche una tazza ?panciuta? blu con stelline ed una scritta, e dentro ci sono i Baci.
Ho paura di perdere l?aereo ? dopo il temporale c?è veramente tanto traffico sul GRA, ma mi porti in aeroporto in tempo, così che ci rimane pure un quarto d?ora libero.

Non voglio ora pensare a quella partenza, preferisco pensare ai primi due giorni e alla prima metà del terzo, ricordarmi la domenica sera quando siamo tornati dal centro, ogni tuo sguardo, ogni tua carezza, ogni tua parola.
Quello che mi hai fatto vivere durante un periodo così breve è stato talmente intenso che la forza di quelle emozioni non è sbiadita pur essendo passato un po? di tempo. Quelle sono state le nostre vacanze romane.